Friday, January 23, 2009

Il nuovo anno inizia con Juan Diego Florez !!!

Saturday, November 29, 2008

The soul inside

E' una cosa che ho scritto nel 2002. Dopo la lettura del libro "La solitudine dei numeri primi" mi e' venuto voglia di rispolverarlo...



"Non ho mai visto un'hostess cosi' maldestra", borbotto' la signora seduta al suo fianco."Finira' senza dubbio col rovesciarci addosso qualcosa".
Jacques le sorrise debolmente, per non incoraggiarla a proseguire la conversazione.
Tutto cio' non fermo' la donna, che annoiata dal lungo viaggio aveva una gran voglia di chiacchierare.
"Non deve piacerle un granche'".
Jacques si giro' verso di lei,guardandola interrogativamente.
"Come dice ?"
"Il libro" , rincalzo' la donna indicando un piccolo volume che Jacqes teneva appoggiato sulle gambe. "Non ne ha letto una pagina in tutto il viaggio".
"Ha ragione"- rispose Jacques scuotendo la testa -" ma la colpa e' solo mia. Sono molto stanco e non riesco a concentrarmi su nulla".
Guardo' meglio la sua compagna di viaggio, che fino a quel momento aveva cercato volutamente di ignorare. Piuttosto avanti con gli anni appariva estremamente curata ed elegante. La forte abbronzatura faceva risaltare in modo marcato il colore chiaro dei suoi capelli, attenuando nel contempo le tante rughe che le segnavano il volto. Le mani,piuttosto magre e nervose, erano piene di anelli e bracciali dorati. La sua voce gli arrivo ora piu' serena e rilassata.
"Capisco quello che vuole dire. E' per questo che porto con me solo romanzi polizieschi, o comunque qualcosa che possa veramente distrarmi. Il suo libro di cosa parla ?"
Jacques intreccio' le mani, portandosi nel contempo gli indici all'altezza della bocca.
"E' la solita storia in cui un rapporto di coppia apparentemente sano entra in crisi per colpa di una terza persona. In realta' la passione per quest'ultima e' solo un pretesto per portare alla luce le cose che non funzionano all'interno del loro matrimonio".
Fece una lunga pausa, sospirando profondamente.
"Le confesso, sono allergico a questa ricerca di felicita' a tutti i costi. Le persone vivono come se la vita fosse ingiusta nei loro confronti, come se si trattenesse qualcosa, e sono sempre alla ricerca di cio' che pensano sia loro dovuto senza accontentarsi di cio' che gia' posseggono".
La signora guardo' Jacques con curiosita'.
"Le appariro' indiscreta, ma dalle sue parole non riesco a capire se lei si ritiene una persona felice, o se al contrario e' cosi' disillusa dal non volersi piu' attendere nulla dalla vita per migliorare le cose che non funzionano. Lei e' una persona giovane, alla sua eta' qualsiasi cosa costituisce ancora un'esperienza straordinaria. Lei puo' attendersi tutto, dalle persone, da un viaggio, dal suo futuro, e perche' no, anche da un libro. Perche' non pensare che la vita possa ancora regalarle qualcosa di migliore ? "
"Forse perche' sono tra le persone che non si attendono altro di meglio che evitare il peggio", rispose Jacques alzando gli angoli della bocca abbozzando un sorriso, che pero' rimase sospeso a mezz'aria.
"Posso chiederle se e' sposato ?", chiese la donna con fare discreto.
Jacques rimase in silenzio limitandosi a scuotere il capo. Onestamente non ricordava nemmeno piu' l'ultima volta che aveva avuto una relazione amorosa. Gli venne in mente la sua stanza d'albergo a Dubai.
"Lei ha una storia che non vuole raccontare, o forse, che non puo' raccontare. Le sue parole la tradiscono, mon jeune monsieur ", rispose la donna distendendo le gambe e guardandolo diritto negli occhi in modo sincero.
"Diciamo che la storia del libro e' la stessa di una coppia di amici in via di separazione. Non so come andra' a finire,ma non ho molta voglia di saperlo. Forse perche' temo che finira' nel peggiore dei modi."
"Ha mai pensato di scrivere lei un capitolo di quel libro ?"
Jacques la guardo' con profondo interesse ,come se si svegliasse da un leggero torpore.
"Voglio dire,"-continuo' la donna- " ha mai pensato di contribuire alla loro felicita' futura, anziche' soffermarsi sull'infelicita' del passato ?"
" Non credo che potrei fare molto per alleviare la solitudine dei miei amici. Non hanno bisogno di qualcuno che li distragga, li porti fuori a cena, a teatro o chissa' dove. Forse il loro unico desiderio e' cercare di capire cos'e' loro successo, parlare del perche' le cose sono cambiate... e le assicuro che la cosa mi provoca un'indicibile sofferenza".
La donna allungo' istintivamente una mano verso il suo braccio,afferrandolo con tenerezza. Anche piu' tardi, all'uscita dall'areoporto Charles De Gaulle incrociando nuovamente lo sguardo di Jacques gli rivolse un sorriso di profonda dolcezza ed empatia. Lui, abbagliato dalle forti luci del terminal, se ne accorse appena.

Wednesday, November 12, 2008

Il libro della giungla


E' successa una cosa carina domenica sera. Avevamo ospiti a cena, e per fare stare buono il loro bambino di 3 anni abbiamo messo una videocassetta con un film di Disney, il Libro della giungla.
Ovviamente il pupo era ipnotizzato davanti alla TV e non muoveva un dito.
Ad un certo punto, non ho capito bene il perche', si e' alzato, ha preso la custodia della cassetta (quella con la copertina) ,si e' studiato bene le immagini e poi ha appoggiato la custodia allo schermo della TV.
Subito ho pensato volesse coprire delle immagini che non gli piacevano (che ne so, la tigre, o la pantera) poi mi e' venuto in mente un'altra ipotesi. In quel momento le scene raffiguravano gli animali al buio, di notte. Si vedevano bene le loro sagome e gli occhi erano ben in mostra, in modo tale da riconoscere tranquillamente i vari personaggi. Non era una scena che potesse spaventare, ma indubbiamente qualcosa di strano c'era...e cosi' ho pensato che il bambino volesse dire al TV "senti, qui sulla cassetta ci sono degli animali belli e colorati, perche' mi fai vedere qualcos'altro ?? fammi vedere quello che c'e' qui sulla copertina, non cambiare film"
Ovviamente non credo che tutto sia avvenuto consciamente nella testa del bambino, ma quello poteva essere il motivo della sua reazione. Reagiva a qualcosa che non gli piaceva con il DIRITTO di rimettere le immagini giuste. Lui aveva una cassetta con gli animali alla luce del sole, e brontolava con il TV che gli faceva vedere qualcosa di diverso.
Stupendo.
Cosi' a volte vorrei reagire anch'io facendo vedere alla vita che la copertina del mio film ha delle immagini diverse, che le brutture io proprio non le avevo contemplate, e che rivoglio tutto illuminato con la luce del sole.
Il televisore se ne puo' accorgere ???
(e che fatica fare mangiare le tagliatelle a 'sto pupo, abbiamo dovuto scomodare Nonna Pina e tutte le puntate dell'Antonella Clerici)
Almeno sulle tagliatelle non ho problemi...

Saturday, October 18, 2008

L'unico me stesso che conosco



Chi non conosce le inquietanti e mostruose figure di Francis Bacon ? Da sempre la sua analisi della condizione umana ,spietata sino all'atrocita',continua ad impressionarci. Corpi distorti, sfigurati, che ci mettono di fronte ad una terribile presa di coscenza della nostra fragilita' e disperazione. Immagini deformate e scomposte, una sorta di "passione" artistica per la malattia e la sofferenza.
Assistendo al nuovo spettacolo del coreografo belga Alain Platel, Pitie',si ha l'impressione di trovarci davanti ad un dipinto di Bacon, dove i corpi dei ballerini sono ammassi scomposti e deformi alla merce' di una sofferenza interiore esasperata fino all'eccesso. Non so qual'e' il grado di dolore che si possa recepire (e sopportare) da uno spettacolo in cui la tensione e il pathos rimangono ininterrottamente costanti per oltre due ore, ma si esce dalla sala profondamente toccati, forse perfino turbati, da una visione cosi' spietata della nostra condizione. Violenza,solitudine,sesso,l'assenza-presenza di un dio su cui gettare tutto il nostro disagio e la nostra sofferenza. Una partitura che parte dalla Passione secondo Matteo di Bach, e che aggiunge un tocco di religiosita' primitiva e istintiva nei movimenti dei ballerini. Si formano tableaux vivant di compianti,pieta' e deposizioni sporchi e imbastarditi; ci si interroga sulla presenza del divino, sulla sua capacita' di provare compassione per la nostra pochezza, sulla riflessione di un qualcuno che ha gia' sacrificato la sua vita per noi. E se e' cosi',dove possiamo ritrovare e riscoprire tale amore,tale pieta'. Il programma di sala si interroga se ancora,ai nostri giorni, vale la pena di morire per qualcuno. L'unico me stesso che conosco (concentrato su se stesso e messo continuamente sotto microscopio) sta passando un momento di grande fragilita', e lo spettacolo tocca corde particolarmente intense. C'e' bisogno di amore,di compassione; e non scordarsi mai che e' un bene riconoscere la nostra pochezza e interrogarci sul nostro futuro.

Thursday, October 09, 2008

MORTADELLA,Please !




Lezione di inglese a Zola Predosa ?
No. Nientemeno che un festival dedicato alla mortazza..
Ed e' stato incredibile -per il sottoscritto- realizzare di essere al posto giusto nel momento giusto (per dare l'addio al proprio fegato). Al modico prezzo di 7 euro era previsto un vero e proprio suicidio programmato : 9 stands per gustare mortadella fritta , alla brace, con aceto balsamico, in mille modi possibili, accompagnati da altrettanti stand di degustazione del pignoletto locale. Questo significava almeno 9 bicchieri di vino bianco, per cui oltre l'inevitabile ritiro del fegato ai punti per k.o. tecnico era previsto anche il ritiro della patente per eccesso di tasso alcolico. Ma come si sa, non esiste maggiore soddisfazione che mangiare bere e vedere il frutto del proprio duro lavoro. Non so se al Re Salmone l'operazione sarebbe piaciuta; forse avrebbe apprezzato il clima da sagra paesana con Donna Summer sparata a volumi vertiginosi dalle casse dello stereo, o forse si sarebbe fatto immortalare come del resto ho fatto io davanti alle mortadelle giganti che troneggiavano ovunque. In ogni caso avrebbe sentenziato, grazie alla sua infinita saggezza, che per quest'anno si era gia' dato alla nobile causa. Aspettiamo il prossimo ottobre, se la sagra della castagna non ci avra' catturato prima ...

Saturday, September 20, 2008

BARRIERS




Le lingue straniere vengono spesso accolte come fastidiose barriere tra la comunicazione dei popoli..non a caso il racconto biblico ne parla come di una punizione divina volta a disperdere gli edificatori della Torre di Babele. Per il sottoscritto, da sempre, sono oggetto di fascinazione. Fin da quando, tredicenne, formulai il desiderio di fare "da grande" il benzinaio sulla Costa Azzurra o il postino a New York :seduto nel "maggiolone" nero del fratello Flavio,dalle parti di Antibes, ascoltavo la radio al tramonto, e il francese mi sembrava la lingua piu' fascinosa e musicale del pianeta, porta segreta per un universo di cose nuove e diverse. Da allora la Francia mi e' apparsa come una cartolina postale..tutti gli stereotipi erano presenti nella mia composizione mentale della regione: l'elefantino Babar si mescolava alla Tarte Tatin e alla choucroute, l'odore del Pastis a quello dei fumetti di Michel Vaillant. Ma piu' di tutti, onnipresente, il personaggio di Tintin, eterno giovane senza passato ne' famiglia. Tintin sembra avere illimitate risorse finanziarie, che gli permettono di prendere l'aereo senza pagare il biglietto e viaggiare per il mondo cercando di capire i suoi abitanti e dare loro un contributo a migliorare. Un alter-ego ,quindi. Senza soldi, giovane di belle speranze, e una voglia illimitata di assaporare un pezzo di mondo che parlava una lingua piena di fascino e di mistero. Parigi ora ha un volto diverso,nonostante la sua radiosa bellezza. E' associata alla storia di separazione della coppia dei miei amici piu' cari, qualcosa di terribilmente devastante a cui non voglio piu' pensare. Credo di non averci messo piu' piede da allora, e non ne ho piu' voglia. Non avevo fatto i conti con la Corsica. La Corsica E' Francia. La lingua, le abitudini, i negozi, i mercati, i ristorantini che affollano le piazze, tutto TRASUDA Francia. E cosi' ecco ricomparire les moules,les frites, tutti i fromages de chevres che camminano da soli tanto sono forti di sapore e odore, le beaujolais negli scaffali delle enoteche insieme ai chateauneuf-du-pape piu' corposi e profumati, il persistente odore di aglio e di cipolla, comune tanto per le strade quanto-misteriosamente,a Parigi- nei corridoi delle metropolitane.
Cosi' si riaprono piccole ferite, nuovi pensieri riferiti a nuove conoscenze, si rispolverano i dizionari, si recupera una lingua persa dentro ad un cassetto e un po' arrugginita. Con il rischio di sforzarsi di avere un accento perfetto davanti ad un ristoratore italiano che gestisce un ristorante di "specialita' corse" offrendo vino del Chianti. Pazienza, il gioco vale la candela. Cosi', da Chez Leon, quando sulla madia dell'ingresso figura una foto autografata di Johnny Halliday, il cuore batte forte. Oui,monsieur,je connais la chanson. E ancora, a Pigna. Casa Musicale, un magico ristorante-albergo in un piccolo borgo medievale in cui le pietre incorniciano deliziose persiane azzurro cielo. Basta chiedere "Excusez-moi, où est la toilette s'il vous plait ? " per ritrovarsi davanti ad una meravigliosa ed esplicativa targhetta "CAGATECA". Raffinatissimo ed elegante modo per definire l'oggetto in questione. Latino ? Corso ? Je ne sais pas. Ma si entra con la soddisfazione di avere trovato un luogo di cultura, e magari di farne.
E' bello giocare con le parole, le parole sono importanti, come spesso ci si ripete.
Cosi' rimbalza alla mente un'altra immagine. Spiaggia di Santa Giulia. LUI,45enne bianco latte oramai volto all'ustione della prima esposizione prolungata al sole, si sdraia di fianco a LEI, 40enne con figlio al seguito, palesemente al primo appuntamento con il suo nuovo compagno che sta facendo di tutto per ingraziarsi lei e il figliolo. E' sdraiato di schiena, e le chiede di appoggiargli l'asciugamano sulle gambe, in modo da evitare ulteriori ustioni di primo grado. E il ringraziamento,carico di mille sfumature,desideri,progetti e paure e' il seguente : "Grazie, sei IMPAGABILE". Morale, ad un tipo cosi' avrei dato un calcio negli zebedei spedendolo sul canotto a remi alla volta dell'Italia... LEI non dice nulla, ma in cuor suo e' lusingata dalle mille attenzioni, da una ritrovata serenita', da un figliolo che sembra non essere insofferente alla presenza di un estraneo che sta con mamma', e sorride dolcemente. Cosi' la storia e' a lieto fine, e anche le parole false, altisonanti, spropositate hanno una loro felice cornice.
Mi domando se sono mai stato cosi' ossequioso con Ema, ma lei sa che sono piuttosto diretto,a volte perfino maldestro. O meglio, gentile si', ma con una sensibilita' molto diversa dalla sua. Anche ora,sdraiata sulla spiaggia,lei sta pensando ai suoi gattini che ha trovato all'ingresso del residence, e come sfamare la loro malnutrita mamma color cenerino. Io ho la testa piena di mille pensieri,confusioni,crisi di identita',proponimenti e quant'altro. Un'anima semplice (la sua) ed una contorta (la mia). Ma funziona, e la vacanza e' stata molto bella. Spiaggie polinesiane,acque cristalline, birre alla castagna, civet de sanglier preparati da cuochi indiani, irripetibili escursioni in battello con la macchina fotografica con batterie esaurite ( !!! ),arcobaleni, deliziosi kir o aperitivi al mirto, letti matrimoniali strettissimi che fanno rimpiangere quello di casa. La meravigliosa Bonifacio, con le sue falesie, o le acque verde smeraldo delle isole Lavezzi. Ricordi che devono bastare tutto l'anno, devono supportare le fatiche delle lunghe giornate invernali,delle attese sulle pensiline della stazione,della stanchezza del traffico,del lavoro che avvilisce. Duro compito davvero. Lo scopriremo presto..

Wednesday, September 03, 2008

ROF 2008


Ecco una copia della recensione apparsa domenica 17 agosto 2008 sul Sole 24ORE, per la prestigiosa firma di Carla Moreni.
La "signora" e' entusiasta, ed io piu' di lei. Mia moglie ha sempre paura,al termine di uno spettacolo,che i miei complimenti non siano del tutto sinceri, e che il mio entusiasmo spesso sia mescolato all'orgoglio che provo nel saperla tra le file dell'Orchestra.
Posso assicurare che per l'Ermione non e' stato cosi'.
La visione del Maometto II (funestato dalla pioggia che scendeva perfino dentro l'Adriatic Arena e a dieci cm dalla mia testa) mi aveva lasciato un po' indifferente..non tanto per la banale e tradizionale rappresentazione, innocua almeno quanto una figurina Liebig del feroce Saladino, quanto per la pesantezza di tutta la prima parte; per fortuna il colpo di coda finale della Barcellona e le ultime struggenti arie per la morte della protagonista hanno risollevato le sorti di uno spettacolo bello ma non memorabile.
Con Ermione l'impatto emotivo e' completamente diverso: di grande bellezza la musica e di assoluta perfezione la drammaticita' degli interpreti, che assorbono totalmente lo spettatore gia' colpito dal fortissimo impatto visivo.
Devo confessare di non amare molto l'Abbado family..le nefandezze di Daniele per il Flauto Magico diretto da suo padre fanno ancora storcere il naso a molti reggiani (e a molti sponsor !!)e il suo continuo uso di saliscendi,paratie,pareti mobili alla fine lascia sempre un senso di malcelata noia.
Non parliamo poi di Roberto..il suo Titano mahleriano ascoltato al Manzoni di Bologna mi e' parso un Titanic..ma qui le opinioni potrebbero essere diverse (c'e' chi suggerisce che l'opinione dello spettatore non sempre coincide da quello del musicista per una posizione di ascolto diversa..puo' darsi sia cosi', ma gli archi quella sera erano totalmente inesistenti)
Invece..invece..per l'Ermione e' successo un piccolo miracolo. Tutto funziona bene, l'orchestra ha suonato bene,le prime parti sono pulitissime, l'apparato scenico aggiunge spessore alla gia' forte drammaticita' della narrazione. Non parliamo dei cantanti in stato di grazia..insomma, davvero uno spettacolo importante.
Anche l'Equivoco Stravagante e' uno spettacolo ben riuscito e di grandissima godibilita', ho trovato l'allestimento strepitoso..quei peperoni Gamberotto pronti a conquistare il mondo rimarranno a lungo nella memoria, come il look alla Mario Carotenuto di De Simone..
Magica Pesaro, as usual :-) E l'imitazione che Masako fa della Barcellona, nel gesto di ipugnare il brando, annulla ogni barriera culturale e geografica, e strappa il miglior applauso della stagione !!